Un’iniezione di vitalità al latino… perché?

Dal sito della Treccani, di Silvia Benatti*

Sostenere l’utilità e la necessità dello studio del latino nei corsi scolastici che tradizionalmente lo prevedono non è un inutile accanimento terapeutico, ma il giusto atteggiamento per non impoverire la nostra cultura, anzi arricchirla di potenzialità di scambio e confronto nel dialogo sempre più ravvicinato e frequente con altre culture.

Latino e società attuale
Chi insegna latino vive sulla propria pelle il clima di disfattismo che fuori e dentro la scuola corrode le motivazioni dell’esistenza stessa di tale disciplina, almeno nei licei scientifici e nelle altre realtà scolastiche che non siano orientate in maniera specialistica allo studio della classicità. I mass media propongono sondaggi, annunciano con toni apocalittici l’ormai prossima sentenza di morte di tale insegnamento a seguito di riforme che dovrebbero orientare la preparazione scolastica alla formazione di cittadini adatti ad affrontare la realtà globalizzata, informatizzata, tecnologizzata (omologata) del mondo attuale. Così nella mentalità corrente pare una perdita di tempo lo scervellarsi dei nostri poveri ragazzi, nello studio mnemonico di declinazioni e coniugazioni, nell’analisi di regole e costrutti di una lingua considerata “morta”, nella traduzione di testi ormai indecifrabili e dunque incomprensibili… Ormai altri sarebbero gli strumenti per esercitare i nostri ragazzi al fine di acquisire capacità e competenze generali e trasversali da impiegarsi nella società industrializzata e commercializzata di cui fanno parte e di cui devono sentirsi elementi attivi come consumatori e attori: l’uso febbrile dei cellulari sempre più complessi sempre più somiglianti a piccoli e versatili computer, i quali, questi ultimi, rappresentano l’altro strumento di formazione e di interazione che i nostri studenti hanno a disposizione, insieme alla televisione, sempre più invadente con gli enormi schermi a parete, e onnipresente poiché assimilata agli stessi computer e telefonini.

L’insegnamento del latino: un’impresa sempre più ardua
Gli insegnanti infatti, a scuola, quotidianamente, almeno negli ultimi anni, registrano la sempre maggiore disaffezione che questo clima induce negli studenti, come la difficoltà sempre maggiore degli stessi ad affrontare la traduzione dal latino, vista come una pratica inutile, avulsa rispetto alle esigenze evidenziate dagli altri enti formativi ed imposte dalla quotidianità (“meglio dedicarsi allo studio della lingua inglese o dell’informatica…”). Il dato importante, su cui vale la pena di riflettere è che il problema vissuto da questa generazione di studenti non è solo di natura motivazionale, ma anche di risorse personali, mentali e strutturali su cui possono contare sempre meno perché la loro formazione extrascolastica, e sotto certi aspetti anche scolastica, condizionata dalla pratica degli strumenti formativi e di comunicazione di cui sopra, e dai valori proposti da famiglie e società, probabilmente non le alimenta. Dal confronto tra le esperienze di noi insegnanti emerge come, per esempio, sia sempre più difficile ottenere lo studio tra il mnemonico e il ragionato delle declinazioni e delle coniugazioni e il rigore, la precisione nel loro utilizzo: ogni errore non pare definitivo, né cruciale: l’approssimazione o l’idea dell’effimera valenza di ciò che può comunque essere in qualche modo corretto prevalgono; nella pratica della traduzione spesso gli studenti si arrendono di fronte a problemi o difficoltà quasi inesistenti, dopo pochissimi tentativi invocano perentoriamente aiuto: l’atteggiamento che emerge è quello di un disorientamento nel tentativo, chiaramente vano, di trovare un aiuto all’esterno di sé, in uno strumento (internet, cellulare, calcolatrice…) facile e istantaneo, quando esso deve essere invece cercato in se stessi, nelle proprie conoscenze, nella propria intuizione, nella propria autonomia di ragionamento, perché no, nella propria creatività. Infine, spesso è rendere il senso utilizzando la lingua italiana a creare difficoltà: l’analisi del significato, il senso delle sfumature, le differenze tra i sinonimi, il tono generale, la rispondenza a uno stile sono considerati, dai più, dettagli desueti ed inutili. La tendenza è verso la semplificazione e l’approssimazione, conseguenza questa, probabilmente, dell’impoverimento del linguaggio indotto dai moderni mezzi di comunicazione, e forse dai ritmi di vita attuali, e spesso denunciato da linguisti e intellettuali.

Perché, allora, il latino ?
Ma proprio da queste riflessioni è possibile evincere motivazioni a sostegno dello studio della lingua latina.
Studiare il latino non significa infatti solo imparare mnemonicamente regole o applicarle meccanicamente in costrutti astratti, né esercitarsi in pratiche vetuste e inutili, ma significa, attraverso l’antico sistema morfosintattico della lingua, risalire alle radici di ciò che siamo, capire attraverso quali meccanismi razionali abbiamo rappresentato e rappresentiamo, attraverso quale sensibilità abbiamo interpretato e interpretiamo, attraverso quali percorsi abbiamo dato e diamo forma alle percezioni, alle rappresentazioni, alle sensazioni e a tutto ciò che elaboriamo con i sensi, con la mente e con il cuore. Significa, attraverso la traduzione e l’analisi di una lingua che è matrice originaria della propria, addestrarsi a risolvere problemi complessi in astratto e nella pratica: utilizzando conoscenze di regole e usi, intuizione, creatività, fantasia, criticità. Significa riflettere sulla nostra lingua attuale, sulle piccole variazioni e oscillazioni dei significati e delle rappresentazioni che danno consistenza, attraverso la parola, a ciò che senza di essa non esisterebbe, perché non percepibile o non comunicabile. E questo ancor più è importante oggi, quando attraverso la concentrazione e la semplificazione del linguaggio imposto dagli sms, dalle e-mail rischiamo di trascurare completamente il dettaglio, la sfumatura, il particolare più profondo che mette in luce la differenza tra l’io e l’altro, che fa emergere l’originalità, la verità al di là dell’omologazione e della categorizzazione a cui massificazione e globalizzazione di costumi e cultura ci dirigono, troppo spesso impoverendo la nostra capacità di analisi, la nostra criticità, la nostra capacità di comprendere noi stessi, gli altri e il senso di ciò che facciamo, che scegliamo, che desideriamo.

Il problema della didattica
Da diversi anni ormai si discute per una didattica del latino più funzionale alle nuove esigenze e il risultato è immediatamente percepibile nella maggior parte dei manuali, sia del biennio che del triennio, che presentano molteplici e vari spunti per l’attualizzazione di tematiche culturali e il confronto tra usi, costumi e questioni del mondo di oggi e dell’antichità e che introducono l’uso di moderne tecnologie informatiche per lo svolgimento di esercizi o con il riferimento a siti internet. Certo, l’uso di strumenti accattivanti, funzionali e vicini alla quotidianità degli allievi può rappresentare un espediente utile, come la poesia per Lucrezio che voleva far conoscere la dottrina epicurea, come il miele pocula circum per il medico che deve somministrare la medicina…
Ma dal confronto tra colleghi emerge il fatto che l’effetto di un maggior interesse e di un maggior coinvolgimento è ottenibile soprattutto attraverso metodi che rendano più familiare la lingua latina ai nostri studenti, facendo loro misurare la vicinanza con gli usi della loro lingua, aprendo loro la strada al confronto che rende evidente il legame con le radici, i fattori di evoluzione e i contesti che hanno indotto i cambiamenti, la somiglianza di espressioni e quindi di interpretazione di fatti e situazioni… Metodi che li rendano attivi con ipotesi interpretative, con la ricerca della terminologia adatta, con la conoscenza diretta, non mediata dall’uso del vocabolario, dei significati, con l’individuazione dell’impiego di espedienti linguistici per scopi ancora attuali, innescando una partecipazione attiva e ragionata.

Qualche esempio pratico. Nel biennio, per fare un esempio molto banale, risulta piuttosto efficace la riflessione sui significati dei vocaboli che procede di pari passo con lo studio delle declinazioni, quindi lo svolgimento di esercizi e traduzioni condotti senza l’uso del vocabolario, in modo da sollecitare e abituare all’intuizione del significato traendolo dal bagaglio delle conoscenze acquisite, dal ragionamento sulla radice delle parole, dal confronto con il contesto o con la lingua attuale. Nel triennio l’interesse per la lingua aumenta quando i testi degli antichi vengono raffrontati con testi attuali in cui ricorrono campi semantici simili per la vicinanza delle tematiche, passando attraverso testi delle età di transito. Un esempio è il confronto, condotto naturalmente non solo a livello dei contenuti, ma anche a livello di lingua, tra passi del Laelius de amicitia di Cicerone e canzoni d’autore che trattano dello stesso argomento, magari passando attraverso la sua ricorrenza in Machiavelli. Il senso di continuità che emerge, il peso dato alle singole parole-chiave, la riflessione sui cambiamenti o le affinità, del linguaggio e dei valori che esso esprime suscitano il confronto e la discussione e coinvolgono gli allievi verso uno studio più attento e consapevole. Così anche il rilevare come artifici stilistici e figure retoriche utilizzati nell’oratoria o in altri generi della letteratura latina scelti allo scopo, siano alla base di certe comunicazioni pubblicitarie e catturino l’attenzione creando coinvolgimento artificiosamente indotto ora come allora.

Come in tante altre situazioni, dunque, anche nell’insegnamento del latino, ai docenti si chiede preparazione, professionalità, rinnovamento per rispondere alle esigenze imposte dai cambiamenti della società, ma anche creatività e fantasia, qualità che, in chi affronta questo lavoro con passione e con la convinzione che ciò che trasmette è un valore, non si esauriscono mai.

*Docente di lettere presso il Liceo Scientifico “A. Antonelli” di Novara, studiosa di letteratura femminile e autrice di apparati didattici per pubblicazioni scolastiche.

Pubblicato il 27/1/2009

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: