Tutti i misteri di Edipo spiegati ad alta voce

Da Repubblica, di Maurizio Bettini.

Fra le spiacevoli eredità che ci sono state lasciate dal precedente governo, ci sono anche le polemiche sulla scarsa voglia di lavorare che sarebbe tipica degli insegnanti. Ma se fosse così, come spiegare il fatto che in questi giorni settanta giovani professori di materie classiche, invece di starsene in vacanza, si sono rinchiusi dentro la Certosa di Pontignano, nella campagna di Siena? Che stanno facendo?

Stanno scoprendo nuovi modi per insegnare le materie classiche nella scuola italiana. Il Centro Antropologia e Mondo Antico dell’ Università di Siena, con il sostegno di un programma finanziato dal MIUR, ha infatti organizzato in questa Certosa una Summer School di tre giorni (sul fatto che sia Summer, non ci sono dubbi) in cui il mondo greco e romano viene osservato attraverso lenti decisamente poco usuali. Quelle dell’ antropologia, in primo luogo, per trasformare il tradizionale insegnamento delle lingue classiche viste come “grammatica” (e delle letterature antiche intese come sommatoria di generi e date) in una riflessione che punti piuttosto sulla “cultura” di questi popoli: dal mito alla religione, dalle immagini all’ economia, dal dibattito forense alla parola enigmatica di oracoli e sogni, fino alle origini dei mostri che ossessionano l’ immaginario moderno, come il vampiro. E poi ci sono il cinema, con l’ ormai sterminato archivio di pellicole dedicate al mondo antico – liriche o ironiche, drammatiche o goffe (c’ è Nostos, ma ancheI sette re di Roma );e ancora quella disciplina che porta ormai il nome di “ricezione dei testi classici” (Virgilio in compagnia non più solo di Dante, ma anche di Seamus Heaney); il teatro, che con la sua parola viva è capace di rendere vivi anche i testi più lontani. E soprattutto c’ è la voce. Un laboratorio, gestito da Armida Loffredo, approfondisce le ragioni segrete di tonie modulazioni vocali – gli insegnanti non lavorano soprattutto con la voce? E infine c’ è il secondo dell’ Eneide, l’ incendio di Troia, la strage, la disperazione degli esuli. Nel chiostro di Pontignano di voci ne risuona adesso un’ altra, quella di Matteo Belli, che con le sue politonie vocali, trascina l’ immaginazione attraverso le stanze del palazzo di Priamo, dietro alle armi corrusche dei Greci invasori. Qualcuno mi racconta che Belli, con la sua magia sonora, ha tenuto per ore inchiodati alle sedie ragazzini delle scuole medie a cui leggeva Omero e Virgilio. I classici sarebbero noiosi? Il fatto è che il greco e il latino, così come vengono spesso insegnati nella nostra scuola, debbono ormai mutare orizzonti. Non basta ripetere che il mondo classico fa parte della nostra memoria culturale e che non dobbiamo perdere il contatto con il nostro passato. La memoria culturale non vive di vita propria, tantomeno vive di giudiziose raccomandazioni, ma si alimenta della propria conformità ai quadri sociali del presente. Se non c’ è contatto, interesse, passione, non c’ è neppure memoria ossia “per forza non vien neppure l’ aceto”, come recita un proverbio locale, e questo vale anche per la scuola. Proviamo invecea riflettere insieme sul mito di quell’ eroe che, credendo di andar lontano, andò vicino, pensando di sfuggire al proprio destino di patricida e incestuoso commise proprio queste due colpe, e divenuto re si mise sulle tracce del criminale che appestava la sua città – seguendo indizi e formulando congetture, come un moderno detective – per scoprire finalmente, e rovinosamente, che stava cercando se stesso. Orrore per l’ incesto, presenza del padre, potenza degli oracoli, inconoscibili trame delle divinità, rapporto fra potere e sudditi: sotto i nostri occhi il mito di Edipo dipana una straordinaria quantità di modelli culturali tipici della cultura greca, svelandone i nodi più riposti. E oggi di questo c’ è bisogno: riflettere sulle culture, e i loro modi di organizzare il mondo.

(23 agosto 2013)

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