Il Classico insegna a diventare adulti. Grazie alla filosofia

Da “l’Espresso“, di Francesca Sironi.

Il liceo Classico continua a perdere iscritti. Ma il suo valore è immutato. Anzi. Anche nel 2013 la formazione classica aiuta a conquistare le competenze per affrontare il mondo. Intervista con Luciano Canfora.

Perché ha ancora senso il liceo Classico nel 2013? 

«Perché quella classica è la formazione più completa. L’area scientifica è già molto presente, sbaglia chi dice il contrario, così come le lingue straniere. Ma soprattutto è l’unico indirizzo in cui viene dato il giusto peso alla materia più importante di tutte per il salto nella maturità: la filosofia».

La filosofia? 

«Esattamente. La conoscenza del pensiero filosofico è un elemento formativo cruciale, e oggi in pericolo. Per me andrebbe insegnata al meglio anche nei tecnici, nei professionali».

E greco a cosa serve? 

«Il greco è una lingua filosofica: le parole hanno molti significati, per cui bisogna mobilitare la propria intelligenza per capire qual è quello giusto rispetto al contesto. E dentro la cultura greca c’è tutto: teatro, filosofia, scienza…».

Ma è utile, impararlo? Voglio dire, si usa poi, in qualche modo, nella vita di tutti i giorni? 

«Potrei rispondere appellandomi all’utilità dei saperi inutili: giustificazione nobile ma statica. Noi siamo nel 2013. Messo alle strette e spiegare perché valga la pena preservare il mondo dei classici direi che è perché al centro di tutto c’è la politica. Al centro del mito, della tragedia di Fedra come di Medea, delle liriche di Alceo come di Simonide: c’è la politica. L’alta politica. Cimentarsi con quel mondo quindi non è importante solo per un atteggiamento, diciamo, “degustativo”, ma perché lì si leggono rapporti, conflitti, problemi, che rendono l’uomo veramente un “politikon zoon” come diceva Aristotele. E questo è più che utile, oggi».

Internet, Europa, economia. Non sarebbe utile imparare anche quelli? 

«Certo. Infatti andrebbero inseriti nel programma diritto ed economia, come evoluzione della storia, materia tra l’altro ridotta al lumicino dalla riforma Gelmini. Ma si sa: la storia fa paura ai conservatori perché dà strumenti per criticare il presente».

(22 agosto 2013)

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