Patrimonio classico

Da “Ilsole24ore“, di Francesco Butturini.

Il liceo classico ha ancora ragione d’esistere? La domanda nasce spontanea e preoccupata dando uno sguardo alla Bozza del documento ministeriale che vede ridurre l’insegnamento per la classe A052 (italiano, latino, greco, storia, geografia) al solo liceo classico, destinando i docenti di questa classe di concorso e di insegnamento a progressiva rapida uscita dalla scuola e a estinzione.

Viene spontaneo chiedersi: perché la classe di concorso che comprende tutte le discipline parzialmente presenti nelle altre è relegata all’insegnamento nel solo liceo classico? La domanda se la pone (e la pone) un preside. Il preside del più antico liceo classico d’Italia, il «Maffei» di Verona (fondato da Napoleone nel 1804 su una preesistente scuola attiva variamente dal 1450), che dirige da 26 anni: un liceo classico che, attraverso le esperienze del progetto ministeriale «Prove tecniche di autonomia» del 1997 si è arricchito di opzioni – oggi potenziamenti – su comunicazione, lingue straniere, diritto, storia dell’arte. Questo preside si guarda intorno e vede chiudere classici prestigiosi o ridursi a poche classi.

Per non estinguersi il classico deve essere radicalmente e rapidamente innovato e rinnovato, proprio a partire dal quadro ordinamentale del classico che non può più essere quello che è rimasto pressoché intatto da Gentile alla riforma Gelmini, e deve riscoprire il valore proprio di quelle discipline – latino e greco – che sembrerebbero, invece, prossime alla scomparsa dalla scena didattica della scuola italiana, isolate, come sembrerebbero, nella nicchia del classico tradizionale.

Devono cambiare contenuti e metodi e quindi deve cambiare radicalmente l’insegnamento-apprendimento: a partire dall’insegnamento-apprendimento del greco, del latino, dell’italiano. Oggi si insegnano attraverso le grammatiche e le sintassi. Bisognerà studiarle prioritariamente attraverso la storia etimologica, non solo delle parole, ma, e soprattutto, delle forme complesse dei testi, che saranno compresi nella misura in cui riusciremo a compattarli in un’unica visione che nasce dalla conoscenza dei significati nella loro complessa articolazione. Bisogna aggiungere un chiaro potenziamento degli assi matematico-scientifico-tecnologico, liberando le forze euristiche di questi insegnamenti troppo spesso presentati come tradizione ripetitiva di saperi consolidati. Oltre allo studio di almeno due lingue straniere e dei linguaggi virtuali e multimediali della comunicazione. L’insegnamento va articolato per moduli temporali settimanali (assolutamente non quotidiani), eliminando la pratica devastante della frammentazione quotidiana.

Mi sembra evidente che un quadro disciplinare così impostato rivoluziona tutti gli aspetti dell’insegnamento-apprendimento che deve diventare quotidianamente laboratoriale. La base, la miniera, la radice profonda di questo processo sta proprio, a mio avviso, in quella classe di concorso A052, oggi o domani A – 14, che deve essere salvata dall’estinzione e abilitata all’insegnamento nelle altre due classi, affinché i docenti di quella classe possano trasmettere il patrimonio umanistico nel suo complesso e più completo sviluppo.
Francesco Butturini è preside del liceo classico «Scipione Maffei» di Verona e coordinatore del progetto «Didattica della comunicazione didattica».

(15 aprile 2011)

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