Dai classici l’insegnamento per i nostri politici

Di Mario Calabresi, da “La Stampa“.

A scriverle è una diciassettenne amareggiata e delusa dalla situazione politica italiana.

A dicembre compirò 18 anni; parteciperò quindi attivamente alle elezioni che si terranno questa primavera. Come parecchi miei coetanei, non ho la minima idea di chi voterò. Da una parte, il caos che domina la situazione mi rende difficile orientarmi nella scelta: seguo il telegiornale e mi sembra che tanti urlino, senza però dire nulla. Capita solo a me? Dall’altra, non riesco nemmeno a trovare una ragione per votare. Mi sento un’arida goccia in questo mare.
Questa settimana l’insegnante di latino ci ha assegnato una versione da svolgere. Il testo, tratto dal De Officiis di Cicerone, mi ha colpita per la sua attualità. Mano a mano che lo traducevo, aumentava in me il desiderio, il bisogno, di farlo leggere a tutti quei politici che non ci ascoltano, truffano, se ne fregano. Siccome io non posso, Le chiedo di aiutarmi.
«In sintesi, coloro che hanno intenzione di dedicarsi alla vita politica si attengano a due insegnamenti di Platone: uno, di difendere l’interesse dei cittadini in modo tale da mirare ad esso, dimentichi del proprio utile, qualunque cosa facciano, l’altro, di occuparsi dell’intero complesso dello Stato, affinché, mentre fanno gli interessi di una parte, non trascurino tutte le altre. Tanto la tutela quanto l’amministrazione dello Stato devono infatti essere condotte a vantaggio di coloro che sono stati affidati ai governanti, non di coloro a cui esse sono state affidate. Coloro che invece hanno cura di una parte dei cittadini, ma ne trascurano l’altra parte, introducono nello Stato un fattore pericolosissimo, e cioè la rivolta e le lotte civili; ne consegue che alcuni sembrano difensori degli interessi del popolo, altri di tutti gli aristocratici (io attualizzerei “gli esponenti della classe dirigente”), ma pochi solleciti nei confronti di tutti i cittadini. […] Un cittadino serio ed onesto e degno di governare lo Stato fuggirà e odierà questi mali, dedicherà tutto se stesso allo Stato, non ricercherà la ricchezza o il potere e proteggerà tutto lo Stato in modo tale da aver cura di tutti. E inoltre non provocherà nessuno all’odio o alla malevolenza con false accuse e aderirà integralmente alla giustizia e all’onestà. […] In generale, sono davvero miseri l’ambizione e il desiderio di prestigio; su questi argomenti si legge, sempre in Platone, che “coloro che litigavano per chi dei due amministrasse principalmente lo Stato si comportano come se fossero marinai che lottano per chi in particolare governi la barca”».
«Solo perché certi problemi sussistono ancora, nonostante siano sorti più di 2000 anni fa, non credo che non si possano risolvere. Anzi: se così fosse, non mi roderei tanto. Non è tutto un “magna magna”. Però serve consapevolezza! E dignità! E coerenza! Gli ultimi fatti di cronaca – purtroppo solo i più recenti di una lista troppo lunga – mi hanno sconcertata. Che brutto doversi chiedere, come sto facendo io, a soli 17 anni, se non sia il caso di aprire la porta della disillusione e del cinismo. Politici: per voi stessi, per me, per tutti i ragazzi come me – dimostrateci che possiamo avere fiducia».
Chiara Orlassino

La forza di questa lettera sta nell’aver posto il problema dei fondamentali, delle precondizioni, quelle che dovrebbero essere scontate e basilari ma da tempo non lo sono più.
Fa impressione che a ricordare come l’interesse generale debba essere il principio ispiratore di chi fa politica sia una ragazza di 17 anni, che lo scopre leggendo i classici e non i giornali.
Come nota oggi nel nostro editoriale Luigi La Spina, la rivolta dei cittadini – che si esprime nel non voto come nel voto a Grillo – nasce dalla distanza che si percepisce tra i sacrifici e l’austerità a cui si sono dovuti adeguare i cittadini e la «disinvoltura» che continua a mostrare il sistema dei partiti.

(31 ottobre 2012)

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