Latino e greco ci servono a comprendere il presente

Di Innocente Pessina*, da Repubblica.

CONTINUA la fuga dal liceo classico. Sono terminate le iscrizioni ed i numeri confermerebbero il calo di iscritti.A dire il vero, nella mia scuola, il liceo Berchet, si confermano i numeri dello scorso anno, ma è comunque evidente che, rispetto solo a qualche anno fa, il liceo classico attrae molto meno e la maggioranza dei giovani si iscrive ad altre scuole, in particolare al liceo scientifico.

Le ragioni possono essere tante. Può darsi che il liceo classico venga percepito dalle famiglie come una scuola troppo severa e si voglia quindi proteggere il proprio pargolo da frustrazioni e fatiche ritenute eccessive; può darsi che la cultura umanistica venga vissuta ormai come inutile, polverosa, stantia, non adeguata alle frenetiche aspettative dell’oggi, insomma un’inutile perdita di tempo. Inutile di fronte all’affascinante, pervasivo e onnipotente universo tecnologico e scientifico. Può darsi. Quello che ha fatto crescere generazioni e generazioni di studenti, che ha dato un senso alla fatica del loro studiare, che li ha preparati adeguatamente a qualsiasi percorso universitario e professionale parrebbe ora vecchio e sorpassato.

Morto. Come la lingua latina e greca, come Aristotelee Petrarca. Dunque tutto inutile.

Io però non lo credo e penso di poter dire in tutta onestà che la mia non sia una difesa “d’ufficio”. NEI vari open day di presentazione della scuola ho notato che molti genitori manifestano una visione, questa sì antica e superata, del liceo classico come una scuola che non curi l’apprendimento delle materie scientifiche. Una volta era verissimo che fosse così: si sceglieva il liceo classico perché non si amava la matematica. Oggi no. La matematica e le scienze vengono studiate già dalla quarta ginnasio e si arriva alla maturità con una solida preparazione scientifica. Lo dimostra il fatto che più della metà degli studenti del liceo classico si iscrivono a facoltà scientifiche e con successo. La prova? Basta chiedere alle università o osservare i risultati di alcuni concorsi scientifici a cui orgogliosamente partecipiamo.

Allora perché è sbagliato pensare che il liceo classico non sia una scuola adatta all’oggi? Una specie di panda del sistema scolastico in via di estinzione? Rispondo con due buone ragioni. La prima: solo lo studio del nostro passato ci permette di conoscere bene il nostro tempo e di prospettare con chiarezza gli orizzonti futuri. Il presente non può prescindere dal passato, è solo l’ultimo attimo che parte dall’alba dei tempi e dunque è inscindibilmente legato. Per questo non possiamo capire l’oggi se non studiamo il passato, la nostra cultura, le nostre origini.

La seconda ragione è che la cultura umanista pone, l’ha sempre fatto, le domande essenziali dell’uomo. Chi siamo? Dove andiamo? “A che tante facelle? che fa l’aria infinita, e quel profondo infinito seren? che vuol dir questa solitudine immensa? ed io che sono?”. Leopardi, of course, baby! Allora, non è forse questo che la scuola dovrebbe insegnare? Porre domande, incuriosire, far desiderare l’infinito e la bellezza, aprire la mente e confrontarsi con chi, prima di noi, ha provato a dare risposte.

E sono proprio queste domande, questa necessità imprescindibile, urgente dell’uomo a muovere e motivare il nostro operare. Anche la ricerca scientifica che ha portato ai stupefacenti progressi tecnologici che hanno così cambiato la nostra vita. Vvtb (Vi voglio tanto bene). Click.

*preside liceo classico Berchet

(03/03/2013)

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