Marino l’archeologo e il mal d’America

Di Lucio Del Corso*, da Internazionale.

L’autunno romano, oltre che dalle piogge incessanti, pare sferzato da raffiche di attivismo archeologico. Dopo le suggestioni del ministro Franceschini, ansioso di “restituire al Colosseo la sua arena”, e le fascinazioni del presidente dell’As Roma Pallotta, pronto a trasformare il Circo massimo in un campo di calciotto, anche il sindaco Marino ha pensato di fare la sua parte, con il progetto The hidden treasure of Rome (il tesoro nascosto di Roma: chissà perché in inglese).

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Quella «I» come «italiano» che la scuola ha trascurato

Di Paolo Di Stefano, dal Corriere della Sera.

Un documento della Crusca e dei Lincei lancia l’allarme: i ragazzi ignorano la lingua madre.

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È il latino la lingua che aiuta il progresso

Di Lorenzo Fazzini, da Avvenire.

«Le racconto un episodio accadutomi di recente: uno studente proveniente dalla Bulgaria è venuto da noi in Facoltà per alcune sue ricerche. Mi ha fatto cercare per avere delle informazioni: non potendo comunicare in nessuna lingua moderna – inglese, francese, tanto meno il russo o il bulgaro – ci siamo rivolti al latino. E ha funzionato a meraviglia!». Del resto è notizia di questi giorni che la lingua di Cicerone trova proseliti in Cina. La Beijing Foreign Studies University ha inaugurato a metà giugno l’istituto Latinitas Sinica dedicato allo studio, all’insegnamento e alla promozione del latino in Cina. Curiosamente gli universitari del Dragone vogliono imparare l’idioma degli antichi romani perchè lo considerano una strada prioritaria per conoscere meglio la civiltà occidentale. E anche perché facilita l’apprendimento delle lingue d’Occidente, inglese in testa.

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Maturità, la versione di latino può diventare esercizio utile e moderno se non puzza di naftalina

di Alessandro Schiesaro, da Il Sole 24 Ore.

Serve ancora la versione di latino? Probabilmente è meglio non chiederlo ai diretti interessati, gli studenti che devono affrontarla domani per la maturità classica o che si cimentano durante l’anno nei compiti in classe su Cicerone, Seneca e Livio. A occhio, a giudicare cioè da aneddoti e battute, è lecito pensare che nessuna parte del percorso scolastico lasci in così tanti un ricordo tanto piacevole: e questo è un vero peccato.

La traduzione infatti, serve, eccome. Intanto, è ovvio, lo studio di una lingua, morta o viva che sia poco importa, ha come scopo fondamentale quello di comprendere testi che in quella lingua sono scritti o parole che in essa sono pronunciate. Tradurre, a mente o su carta, è quindi l’atto fondante di quella conoscenza. La traduzione dal latino, e dal greco, ha però caratteristiche sue proprie: non è finalizzata alla comunicazione diretta, interpersonale; non sollecita all’acquisizione di una capacità espressiva autonoma, mimetica, specie ora che la traduzione dall’italiano è pressoché scomparsa. Queste specificità sono però la forza e il pregio della traduzione. In nessun altro caso si esorta a scavare con altrettanta meticolosità nei meandri di un testo, di coglierne le articolazioni sintattiche e le sfumature espressive, di soppesare la cifra stilistica di questa o quella parola. È un esercizio “lento” per natura: affrettarsi non serve a nulla, perché non ne va di mezzo l’immediatezza di un dialogo o la necessità di sopperire a esigenze pratiche.

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Martha NUSSBAUM

Di Maurizio Ferraris, da Repubblica.

Barack Obama, benché convinto che i soldi spesi in istruzione siano soldi risparmiati in polizia e assistenza sociale, ha intessuto recentemente l’ elogio dei paesi orientali: «Stanno investendo meno tempo a insegnare cose che non servono, e più tempo a insegnare cose che servono. Stanno preparando i loro studenti non al liceo o all’ università, ma alla carriera. Noi no». Dove evidentemente la preparazione sembra essere propedeutica alla carriera e al profitto, non all’ umanità. Lo fa notare Martha Nussbaum nel suo ultimo libro, Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica, in uscita dal Mulino, con una prefazione di Tullio De Mauro (pagg. 168, euro 14).

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Latino e greco ci servono a comprendere il presente

Di Innocente Pessina*, da Repubblica.

CONTINUA la fuga dal liceo classico. Sono terminate le iscrizioni ed i numeri confermerebbero il calo di iscritti.A dire il vero, nella mia scuola, il liceo Berchet, si confermano i numeri dello scorso anno, ma è comunque evidente che, rispetto solo a qualche anno fa, il liceo classico attrae molto meno e la maggioranza dei giovani si iscrive ad altre scuole, in particolare al liceo scientifico.

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Se traduci l’Antigone vincerai in Borsa

Di Raffaello Masci, da La Stampa.

Dalla politica agli affari, è ancora il liceo classico a garantire i migliori sbocchi: un seminario a Napoli.

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